Lettura di uno haiku di Nazarena Rampini, pubblicato all’interno del Gruppo di Studio sullo Haiku il 1° agosto 2024.
fiore di cactus –
dopo un lungo tempo
il perdono
Uno haiku che coniuga, con garbo e profondità, elementi appartenenti alla sfera naturalistica ed eventi/emozioni umane appartenenti al vissuto della haijin, suggerendo al lettore una partecipazione emotiva (kokoro ni kaku 心にかく) limpida ed originale.
Il cactus (di per sé simbolo di resistenza e resilienza) è una pianta ornamentale che ama la luce intensa; fiorisce, generalmente, in primavera/estate, sebbene esistano varietà che germogliano durante la stagione fredda. Uno dei caratteri peculiari di tale pianta, oltre alla presenza delle spine e, dunque, di un elemento capace di “ferire” (qui il rimando allo shimogo 下五 è estremamente vivido), è la breve durata dei suoi fiori (spesso pochi giorni o, addirittura, poche ore), che attendono ad espressioni di fragilità del tutto assonanti ai canoni estetici dello shioriしをり. Proprio tale brevità si pone in contrapposizione all’estensione temporale delle vicende recate dal ku 句 finale, che menziona un perdono giunto “dopo un lungo tempo”; le trasformazioni naturalistiche paiono, dunque, seguire intervalli di sviluppo diversi rispetto a quelli propri delle relazioni umane, posto che queste ultime sono non di rado permeate da elementi soggettivi come rabbia, dolore o rancore. Leggi tutto “Su aride fioriture”



Per polisemia si intende, in semantica, la capacità di una parola di esprimere più significati contemporaneamente. Nella polisemia, i diversi significati che la parola assume sono correlati sia semanticamente sia etimologicamente: mostrano, quindi, una storia comune e un’affinità semantica. La polisemia gioca un ruolo importantissimo nell’economia linguistica, poiché si associa alla stessa parola significati diversi senza creare nuove parole: allo stesso lemma, dunque, attribuiamo significati simili a quello originario. Mentre la lingua giapponese è ricchissima di parole o espressioni polisemiche, le quali si ritrovano anche in molti componimenti, nelle poesie haiku redatte in lingua italiana tali termini, aventi più significati, sono piuttosto rari. 
Uno haiku che lega, armonizzandole tra loro, immagini appartenenti alla sfera umana e naturalistica mediante impiego di un registro espressivo semplice e diretto (kanso 簡素). Il riferimento stagionale proposto nel rigo finale colloca gli eventi in una finestra temporale che copre la fine dell’inverno e l’arrivo dei primi tepori primaverili, lasciando al lettore un certo margine interpretativo e ricostruttivo. La fragilità (seijakusei 脆弱性) dei germogli lega inesorabilmente questi ultimi alla tenera età del protagonista del kamigo 上五, del quale tuttavia ignoriamo il peso contributivo alla vicenda. L’aria che attraversa il flauto appartiene, infatti, proprio al bambino che si sta esercitando o ad un’ipotetica folata di vento che, per gioco del destino, ha prodotto un sibilo od una nota nel suo passare attraverso il becco e il corpo dello strumento? Indipendentemente dalla risposta al quesito, permane la fascinazione nel ricorso ad un’immagine – quella appunto del flauto – che appartiene all’infanzia di ogni lettore, riportando alla mente di quest’ultimo le ore di educazione musicale svoltesi tra i banchi di scuola. 
Con orgoglio e soddisfazione, posso finalmente informarvi che è uscita, per i tipi della Samuele Editore, la raccolta di tanka di Akiko Yosano intitolata Io sono un papavero. Ringrazio l’editore Alessandro Canzian per la fiducia accordatami in fase di concepimento e realizzazione e la co-curatrice Cristina Banella, per l’insostituibile aiuto e supporto su tutti i fronti, dalla revisione poetica al riscontro delle fonti originali in lingua giapponese.

